La moneta celtica

Introduzione

Dramma di Massalia

Le monete celtiche della cosiddetta “Gallia Cisalpina” sono in argento coniato ad imitazione della dramma di Massalia (figura a lato), la colonia Greca che attraverso i commerci marittimi esercitò una notevole influenza sulle coste del Mediterraneo occidentale, ma anche sui territori circostanti.
L’esistenza di frequentati itinerari lungo la costa marittima ligure e gli attraversamenti dei passi delle Alpi occidentali ci dimostrano per quali vie si svolgessero le relazioni con i territori dell’Italia Settentrionale ancora lontani dal mondo romano.

La dramma padana (chiamata così per la zona di maggior diffusione) prende infatti a modello quella massaliota che porta nel “Dritto”, una testa femminile volta a destra, cinta di fronde d’ulivo, adorna di lunghi orecchini a tre pendenti e collana di perle, raffigurante la dea Diana Efesina.

Nel “Rovescio” della dramma un leone andante a destra, che nella sequenza delle varie emissioni massaliote, è espressa in numerose variazioni: fermo oppure balzante, o con una zampa anteriore levata in atto di artigliare; mentre nel Dritto anche la testa di Diana presenta mutamenti sensibili, pur mantenendo inalterata la sua fondamentale impostazione.
Nella forma la moneta celtica è caratterizzata da una sensibile forma scodellata, con il Dritto sulla faccia convessa ed il Rovescio su quella concava.
I tipi della dramma padana, pure ispirandosi alla dramma massaliota, costituiscono vari gruppi differenziati. Infatti il loro linguaggio espressivo si manifesta con differenze da luogo a luogo ed anche nel tempo, data la notevole durata del ciclo in cui avvennero le successive emissioni.

La monetazione celtico-padana

Nell’Italia Settentrionale, le monetazioni galliche assumono un’ampiezza notevole, dando luogo ad un fenomeno monetario che interessa tutta la valle padana ed inizia dopo più di un secolo dalla grande invasione gallica che, ai primi del IV secolo a.C., aveva occupato tutto il  Piemonte, la Liguria, la Lombardia, l’Emilia le Marche e la Toscana orientale. In Emilia, nelle Marche ed in Toscana non risultano emesse monetazioni galliche; qui probabilmente le tribù stanziatesi (i Boi in Emilia, i Lingoni e Senoni in Romagna, nelle Marche ed ai margini orientali della Toscana) avevano evidentemente assunto l’uso della già esistente moneta etrusca e romana. È nelle regioni transpadane dell’area cisalpina che si batterà moneta gallica prendendo a modello la dramma di Marsiglia. La monetazione celtica cisalpina prende il suo avvio dalle regioni occidentali, nell’area dell’odierno Piemonte, dove si riscontra un grandissimo numero di varietà, poi altre emissioni avvengono in Lombardia ed infine nell’area veneta.

Dritto e Rovescio moneta Leponzi

Dritto e Rovescio moneta Insubri

Dritto e Rovescio moneta Veneti

Una prima caratteristica differenzia le emissioni cisalpine da quelle celtiche in genere: l’unicità del tipo monetario adottato. Esse infatti nel corso di oltre due secoli, imitano sempre e soltanto la dramma di Marsiglia, con le caratteristiche tipologiche sopracitate. L’esistenza di un unico tipo monetario cisalpino fa in oltre ritenere che le varie tribù galliche, quando varcarono le Alpi dilagando in Italia, non disponessero di un proprio numerario, poiché non avrebbero atteso oltre un secolo per iniziare le loro emissioni ma avrebbero continuato alla produzione e nell’uso dei loro numerari differenziati.

Il riferimento ad un solo soggetto tipologico offre pure gli elementi per un interessante parallelo con le varie espressioni formali, poiché si manifestano con particolare evidenza le diverse versioni figurative di un unico tema. È una documentazione di grande rilievo, anzi l’unica vera e propria testimonianza archeologica dell’arte figurativa, oltre alle sporadiche ed assai rare manifestazioni dell’arte celtica nella valle padana.

Se la figura del leone, animale sconosciuto ai coniatori cisalpini, cambia rapidamente in una figura irreale che di fatto si stabilizza nel cosiddetto tipo “scorpione”. La testa di Diana offre argomento ad una multitudine di variazioni formali, dalla compostezza classica di una volonterosa imitazione del prototipo massaliota a quella dalla chioma scompigliata.

Le imitazioni accentrate nell’area milanese fino al Ticino e al Po, nel territorio occupato dalla tribù gallica degli Insubri, si distinguono per una diversa imitazione del leone, che si traduce in temimi meno irreali: frutto evidente di una propria derivazione diretta dal prototipo massaliota.

Nell’area orientale della regione lombarda, tra l’Adda ed il Mincio, in cui erano stanziati i Galli Cenomani, è documentato un altro tipo di monetazione, di stile vigoroso.

Particolare legenda Toutiopouos

A nord, nella zona che si stende dal Lago Maggiore al Lago di Como, un gruppo di emissioni monetarie si caratterizza spiccatamente non soltanto per lo stile che tende ad una equilibrata e corretta semplificazione, ma sopratutto per l’adozione di leggende in caratteri nord-etruschi (TOUTIOPOUOS oppure RIKOI), di quell’alfabeto detto “leponzio” perché ha le sue testimonianze archeologiche nella zona prealpina delle Alpi Lepontine, in un’area che può essere idealmente iscritta in un cerchio del raggio di 50 Km avente come centro Lugano.

Ad oriente dell’Adige, la regione veneta partecipa con una propria emissione, in una versione alquanto rozza in cui la testa di Diana, con viso turgido e grande occhio dilatato, ha fattezze che richiamano  la dea Reitia che aveva culto in quella regione. Nel Rovescio, il leone assume una fantasiosa trasformazione in cui spiccano il muso aguzzo ed enormi artigli.

Esistono dei sottomultipli della dramma cisalpina detti oboli provenienti dalla Liguria e attualmente non risultano ritrovamenti in nessun’altro territorio padano.

I CENOMANI

La coniazione di monete nell’area cenomane inizia nei primi decenni del II secolo a.C. e continua fino al I secolo a.C.

Dritto e Rovescio moneta Cenomani

DRITTO: La consueta testa di Diana è resa in pochi tratti vigorosi ed espressivi, col viso incorniciato da ciocche di capelli gettati all’indietro in una serie di brevi volute parallele. Orecchino a tre pendenti affianca il collo in tutta la sua lunghezza, collana appena accennata. Tracce di perlinatura appaiono frammentariamente al contorno.

ROVESCIO: La figura dello “scorpione” è particolarmente tozza e rudimentale, accompagnata da una gruppo di puntini variamente disposti sotto la criniera. Nella parte superiore pochi segni fusiformi senza nesso tengono approssimativamente il posto della leggenda d’origine.

Leggi l’articolo sulla ricostruzione del conio celtico.

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