Studio sulla sospensione delle spade laténiane (QUARTA PARTE)

L’utilizzo della catena a sbarre migliora la rigidità, senza tuttavia portare un risultato realmente soddisfacente. Il gancio di fissaggio si trova sul lato lungo, la tensione di questo lato è quindi meno buona, poiché non è possibile regolare la tensione su quest’ultimo. La pendenza è dunque meno importante. Si può superare il problema facendo passare il gancio del lato lungo, come mostra la prova, con la catena a collegamenti ritorti brevi.

Per l’assemblaggio della catena a collegamenti ritorti, basta riprendere il sistema della catena a sbarre. L’estensione della legatura, permettendo di legare le due parti della catena al fodero, si avvolge attorno agli anelli in modo da a impedirgli di scivolare (fig. 13 e 14, C). In occasione della messa in atto, la tensione esercitata dal lato lungo della catena inclina automaticamente il fodero. La gamba è così completamente liberata dall’intralcio. L’impugnatura è in una migliore posizione ed è più facile da afferrare. La rigidità è migliore che con la catena a sbarre, ma causa una tensione più importante sul ponte.

Fig.14 – Messa in atto del fodero inclinato, la gamba è liberata dall’intralcio del fodero.

Rappresentazione grafica: grazie a questa nuova proposta, è possibile dare un ipotesi di ricostruzione dei sistemi di sospensione che abbracciano il periodo laténiano.

Fig. 15 – cinghie di sospensione laténiane.

La ricostruzione del sistema di sospensione di Bouranton (Aube) riprende lo studio di A. Rapin (Rapin 2000). I bottoni di bronzo che servono a fissare le cinghie sono sufficientemente lunghi per potere accogliere le cinghie di tensione collegate ai due anelli adiacenti ai ponti. Queste mantengono il fodero in modo inclinato da tensione in opposizione. Infatti, la cinghia dell’anello di sinistra, correttamente posta nella parte posteriore, va effettivamente verso la parte anteriore; uguale movimento dell’anello di destra che accoglie la cinghia che andrà ad inserirsi nella parte posteriore. Il ponte funge da fermo ed impedisce agli anelli di girare allontanandosi, cosa che rimetterebbe il fodero verticalmente (fig. 15,.1 e 17, 1). La punta triangolare di cuoio che esce dalla forma della cintura permette, dopo l’impianto al fianco del guerriero, il mantenimento del fodero contro l’anca in posizione bassa; l’insieme è così rafforzato da una legatura supplementare sugli anelli di sospensione.

Fig. 16 – Le cinghie di sospensione laténiane, seguito.

La proposta di ricostruzione del sistema di sospensione con elementi del reperto della necropoli di Manré (Ardenne) (Rozoy 1986; 1987; Brunaux, Lambot 1987) riprende il principio di Chaillon e di Bouranton. Due anelli sono collegati al ponte tramite una legatura (si osserverà la lunghezza del ponte derivato dai modelli), un terzo funge da passaggio-guida per la cinghia di tensione dorsale, il quarto (fissato sul circuito di cinghia) e il quinto funge da anelli di legatura delle cinghie di tensione dorsale e ventrale.

Come per Bouranton, la cinghia dell’anello di sinistra va verso la parte anteriore e la cinghia dell’anello di destra va verso la parte posteriore; il ponte funge ancora da perno e mantiene il fodero in diagonale. Il triangolo di cuoio ha la stessa funzione per il sistema di Bouranton (fig. 15-2 e 17-2).

La ricostruzione della sospensione del fodero della sepoltura n°13 del Dürrnberg (Austria – Penninger 1972) segue lo stesso schema delle precedenti: il fodero è stato trovato con due anelli pieni in connessione sul ponte. Gli anelli cavi hanno allora la stessa funzione che gli anelli del sistema descritto sopra. Le cinghie hanno lo stesso posizionamento. Si osserverà la riduzione progressiva degli elementi metallici. I due anelli pieni sono legati all’ponte, così trovati nella tomba, un terzo anello (cavo) funge da passaggio-guida dorsale, un quarto serve ad attaccare la cinghia di tensione dorsale, l’ultimo serve a legare la cinghia ventrale e chiudere la cinghia (fig.15-3 e 17-3).

Il sistema di sospensione a tre anelli cavi si riferisce alla tomba 8 di Dietikon (Svizzera) (Brunaux, Lambot 1987), gli elementi metallici, così indicato sopra sono ridotti. C’è un solo anello sulla cinghia, che funge da passaggio-guida. Le cinghie di tensione, sempre orientate come le ricostruzioni precedenti, si legano direttamente in fessure sistemate sulla cinghia; due fori messi ad ogni estremità della cinghia servono a chiuderla con un laccio (fig.15-4 e 17-4).

I sistemi di cinghie a catene di sospensione (fig. 16,.5 e 6, fig. 17,.5 e 6) sono trattate nel protocollo sperimentale. La cinghia dei foderi di spada del Latène finale riprendono i sistemi precedenti alle cinture a catena; è concepito sullo stesso schema di quest’ultimi (fig. 16-5, 6 e fig.17-5, 6), ma le catene sono sostituite da elementi di cuoio; solo il gancio non è cambiato. Il triangolo di cuoio garantisce come precedentemente la stabilità del fissaggio degli anelli sul ponte, ed il mantenimento del fodero in posizione bassa, al livello dell’anca (fig.16-7 e fig. 17-7). Non sarebbe improbabile che questo triangolo era usato con i sistemi a catene.

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