i Cenomani

Facenti parte del più ampio gruppo celtico degli Aulerci originari dell’attuale zona di Le Mans (Francia), guidati da Etitovio con l’appoggio di Belloveso, giunsero in Italia all’inizio del VI secolo a.C. Polibio indica con esattezza la zona da essi occupata: nella pianura a nord del Po, probabilmente tra l’Adda e il Mincio, e ci tratteggia anche le caratteristiche salienti del di tipo di insediamento: “per villaggi privi di mura”, cioè piccoli agglomerati forse a base famigliare e tribale, sparsi nella campagna. Essi si dedicarono essenzialmente all’agricoltura ed all’allevamento di bestiame. Si riconosce ai Cenomani il merito di aver dato notevole sviluppo a queste attività e pare anzi che ad essi sia dovuta l’introduzione e la diffusione dei bovini di razza bigia.

La loro capitale fu, sin dal IV secolo a.C. Brixia (dal celtico brica/briga che significa altura, colle), l’attuale Brescia. Venne scelta come sede del loro nuovo dominio che si estendeva nell’ambito compreso all’incirca tra Bergamo e Trento, con in mezzo le province di Como, Cremona, Mantova, Verona e Vicenza.

Furono tra le tribù celtiche della Gallia Cisalpina che si allearono coi Romani nella guerra contro gli Insubri, traendo da quest’alleanza notevoli benefici. Non mancarono, tuttavia, insurrezioni, come quella del 116 a.C., domata da Q.Marcio Re, e quella del 16 a.C., repressa da Publio Silio.

Con i Romani tante volte si allearono: nel 225, perché in lotta continua con le tribù galliche dei Boi e degli Insubri (che occupavano la parte occidentale della Lombardia); nel 218, quando con i Romani non seppero sostenere l’assalto degli elefanti di Annibale e furono sconfitti. Ma, ancora sotto la paura di Annibale, da essi si staccarono nel 199 per assalire, con gli alleati Insubri e Boi, le colonie latine di Piacenza e di Cremona. La battaglia del Mincio, che li vide di nuovo alleati dei Romani, contro gli Insubri tornati nemici, segnò la fine dello stato cenomane (197) “senza però disarmarli e privarli della sovranità sulla provincia”. La Transpadania cominciava a latinizzarsi per effetto delle colonie latine, per l’infiltrazione dei nuclei Italici e per la costruzione della via Emilia, che favorì il diffondersi della civiltà romana.

Nell’ 89 a.C. i Cenomani con un trattato di alleanza divennero Soci Federati di Roma ed ottennero la concessione del diritto latino (“Ius Latii”) per essersi mantenuti fedeli a Roma nella guerra sociale. E mentre l’intera Gallia cisalpina era sottoposta al regime di provincia – e quindi governata militarmente (82-42 a.C.) – i Bresciani e i Transpadani ricevettero la cittadinanza romana.

I rinvenimenti, concentrati nella fascia di pianura a sud di Brescia e Verona, tra l’Oglio e l’Adige, evidenziano un insediamento sparso nella pianura, con sepolture esclusivamente ad inumazione e deboli segni di integrazione con la popolazione di cultura etrusca già presente nella zona.

Nelle tombe femminili sono quasi sempre presenti torquis in bronzo, per ornare il collo, bracialetti di argento a serpentina o a ondulazioni sul braccio destro e un braccialetto in bronzo, normalmente indossato sul braccio sinistro; nelle tombe maschili prevalgono le armi, la lancia, la spada in ferro, la catena reggispada, lo scudo (di cui resta solitamente la parte centrale, l’umbone in ferro), tutti elementi che connotano il defunto come guerriero.

Dal II-I secolo a.C. si diffonde invece il biritualismo: incinerazione per i guerrieri, inumazione per donne e bambini. A questa tradizione possono essere collegate anche le monete, interpretabili come “obolo di Caronte”  ma anche come segno di ricchezza personale, che nella massima parte sono romane.

Nel del tardo latène che corrisponde ad un periodo pacifico e di costante romanizzazione da parte dei Cenomani è rimasta la presenza delle armi tipiche celtiche e della loro deposizione durante il rito funebre, cosa che li distingue dalle tribù vicine.

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